Una serena sconfitta

È da qualche settimana che mi sto nuovamente appassionando alla fotografia: avevo smesso di praticarla sul serio da almeno 15 anni, cioè sin da quando l’avvento del digitale aveva iniziato a mettere in un angolo la pellicola e assieme ad essa tutte le sue liturgie di scatto, sviluppo e stampa. Mi sono reso conto, spendendo un po’ di tempo a documentarmi, che la fotografia digitale è ormai, per quanto riguarda la resa su stampe di dimensioni normali, ai livelli della pellicola ed ha inoltre dalla sua parte, tramite i piccoli e grandi programmi di elaborazione dell’immagine, la possibilità di poter essere usata per andare oltre il concetto di fotografia, potendo diventare una sorta di ibrido tra pittura (digitale) e foto (digitale).

Però meglio tagliar corto con queste elucubrazioni e finirle qua!

Quello invece di cui mi sto ancor di più rendendo conto osservando le foto che ho scattato in queste settimane, soprattutto quelle che reputo migliori, è il fatto che se mai dovessero finire a far parte di un qualche book che illustri la mia vita attuale allora quel book dovrà per forza di cose venire intitolato pomposamente Iconografia di una serena sconfitta.

Sic est et sic sumus.